sabato 12 novembre 2016

Franco Ardi, 1922-1944

Ardi Franco di Luigi, Treviso, classe 1922
Caporale Maggiore - 15° Rgt. Autieri
Partigiano combattente Brg. Feltre - Div. Belluno
Catturato durante un rastrellamento il 1° agosto 1944, veniva deportato a Dachau, dove moriva d'inedia
Studente - liceo classico          (Elio Fregonese, 1997)




Ulteriori informazioni tratte dal foglio matricolare
Ardi Franco, classe di leva 1922, matricola 22843, Distretto di Treviso.
Alla visita di leva (11.7.1941): residente a Treviso in piazza Filippini (ora Silvio Trentin) al n. 49.
Figlio di Giuseppe e Dalla Pozza Silvia; nato il 5 luglio 1922 a Treviso [luogo di nascita corretto a matita con Barbarano - Vicenza].
Statura 1,70 - torace m. 0,89. Studente liceo classico.
26 gennaio 1942 «Ammesso al ritardo del servizio militare per ragioni di studio quale inscritto all’ultimo anno di scuole medie superiori di 2° grado a mente del N. 8 del manifesto di chiamata alle armi della classe 1922 allegato alla circolare 897 G.M. 194e».
30 giugno 1942 «Ha dichiarato di aver conseguito il diploma di maturità classica il [...] Giugno 1942. Ha l’obbligo di frequentare i corsi Allievi Ufficiali di Complemento circolare n. 173 e 174 GM 124».
11 febbraio 1943 Chiamato alle armi e giunto al Deposito 15° reggimento Autieri in Savona il 12 febbraio 1943.
12 febbraio 1943 Giunto in territorio dichiarato in istato di guerra.
15 aprile 1943 Caporale.
15 agosto 1943 Caporale maggiore.
28.3.1944 «Iscritto nel ruolo della forza in congedo di 15° Regg. Autieri del Distretto militare di Treviso». [Ultima annotazione come appartenente alle forze della RSI]

1 agosto 1944 «Catturato dalle truppe tedesche a Lasen di Feltre ed internato in Germania».
5 marzo 1945 «Deceduto in prigionia in Germania, per maltrattamento (espresso  Racc.  n.522709 del 9.7.46 MG)».
«Considerato prigioniero di guerra a tutti gli effetti dal 1.8.44 al 5.3.45»
«Ha fatto parte dal 1.12.1943 al 5.3.1945 della Formazione Partigiana Brigata Feltre in località Belluno, assumendo la qualifica gerarchia di [...] ».
«Riconosciutagli la qualifica di “Partigiano Combattente” (foglio n. 11981 della Commissione Regionale Riconoscimento Qualifica Partigiani che hanno operato nel Veneto)».

Il luogo di morte di Franco Ardi, a differenza di quello dell'amico e compagno Luigi Bordin, non è stato identificato con certezza dalle autorità militari


Franco Ardi, partigiano, per Onorcaduti risulta genericamente ''disperso'' il 5 marzo 1945.

Franco Ardi per l'Albo IMI (Caduti internati militari italiani nei lager nazisti 1943-1945)
- che ovviamente si rifà alle fonti militari - è caduto genericamente nel "Fronte Tedesco".

A Franco Ardi [e a Luigi Bordin] "quali studenti caduti per la Liberazione 1943-1945" verrà concessa da un'apposita commissione* dell'Università di Padova la laurea Honoris Causa .


11 giugno 1947: l'università di Padova assegna sei lauree honoris causa
ad altrettanti caduti partigiani di Treviso.
Fra di essi Franco Ardi, Luigi Bordin, Antonio Brambullo (medicina
 )

e Giulio De Zuliani (giurisprudenza). Va sottolineata la numerosa partecipazione di 
studenti in medicina trevigiani alla Resistenza: altre due lauree h.c. saranno assegnate a Giovanni Girardini 
Jacopo Mantovani Orsetti. Cfr. inoltre la testimonianza di Enzo Semini 
su un tentativo di sabotaggio al Ponte della Gobba sul Sile da parte di tre studenti in medicina:
Bruno Dotto, Giacomo Perotto e Giorgio (Jack) Rizzo.

Questa la scheda di Ardi:

«Ardi Franco - Di Barbarano Vicentino; iscritto al 2° anno di Medicina e Chirurgia; Partigiano combattente della Brigata “Feltre” Divisione “Belluno”.
n. 2 luglio 1922 - m. 5 marzo 1945
Luogo della morte: “Deportato nel campo di concentramento di Melck-Mauthausen e ivi deceduto”.
Riconoscimenti militari: nessuno.
Riconoscimenti dell’Università: Laurea h. c. 11 giugno 1947». (Graziuso, p. 95 e 108)
*
La commissione fu istituita nel febbraio 1946 per iniziativa del rettore Egidio Meneghetti e del Senato accademico. Era composta da noti docenti quali Norberto Bobbio, Lanfranco Zancan, Enrico Guicciardi ed Efisio Mameli (presidente). Partecipavano anche dei rappresentanti degli studenti, il più assiduo dei quali fu Carlo Cessi, ex partigiano.  
(Graziuso, pp. 84-86 e 187)



I partigiani Franco Ardi e Luigi Bordin catturati in Cadore e deportati in Austria
a Mauthausen, ricordati in un articolo di Giuseppe Pase, sul Gazzettino del 7 aprile 1946.
(INSMLI, fondo CVL, b. 164, fasc. 526)

Trascrizione

Martiri per la libertà
Franco Ardi e Luigi Bordin
scomparsi a Mauthausen

Due giovanissimi studenti, Franco Ardi e Luigi Bordin, nati rispettivamente a Barbarano Vicentino e a Feltre, ma residenti a Treviso, che scomparvero or è un anno nel tragico "lager" di Mauthausen, offrono oggi ai giovani che si riaccostano nell'atmosfera della libertà  alle discipline universitarie, uno dei più commoventi esempi di amor patrio e di tenera amicizia.
Quando scoppia la guerra, Franco e Gigi sono ancora ragazzi: non hanno che diciott'anni. Sono cresciuti quasi sempre insieme; insieme frequentano l'Ateneo patavino, chiamati dalla loro natura generosa allo studio della medicina. Ma all'alta missione della scienza, a cui si sarebbero certamente dedicati con entusiasmo, devono rinunciare prima ancora di cominciare. Ben altro destino li attendeva. La patria, che nell'austerità della famiglia essi avevano imparato ad amare sopra ogni cosa, doveva richiedere un giorno il loro sacrificio, insieme a quello di migliaia di altri giovani, per rompere le catene della schiavitù e riconquistare la libertà.
La guerra divampa nel mondo. Ardi e Bordin devono interrompere gli studi e correre alle armi. Naturalmente non si separano: non possono, non vogliono separarsi. La loro profonda amicizia li lega ormai per sempre: per la vita e per la morte. Affrontano sorridenti le incognite della guerra. I giorni dell’armistizio li trovano insieme. Allievi ufficiali automobilistici a Savona. I tedeschi dànno loro la caccia, ma essi riescono a sottrarsi alla cattura con la fuga, e si rifugiano a Feltre in casa del padre di Bordin, un vecchio alpino che, avendo sofferto la prigionia in Germania durante l’altra guerra, sa a quali eccessi può giungere la barbarie del teutone che è reso furibondo dall’armistizio italiano.
È qui che Franco apprenderà dalla mamma la notizia che suo padre, maggiore di fanteria combattente in Balcania, è stato deportato in Germania dalle truppe tedesche. Il suo cuore sensibile sanguina: egli [sa] quanto dure sono le sofferenze di coloro che, per non tradire la patria, hanno respinto ogni forma di compromesso col Tedesco, venendo rinchiusi nei campi della fame e della morte. Per confortare il padre internato, il figlio scrive tra l’altro: «Per te, oggi, ho fatto la Comunione e ho pregato tanto il Signore. Che Dio ti protegga, caro papà».
Nella quiete di casa Bordin, i due giovani potrebbero trovare l’ambiente ideale per riprendere gli studi; ma non possono restare passivi di fronte all’insolente comportamento dei Tedeschi che, con la complicità dei neofascisti, spadroneggiano in casa nostra. Debbono agire, e agire subito. Franco e Gigi si mettono all’opera. Sanno che il movimento di resistenza sta organizzandosi, e vogliono a tutti i costi farne parte.
Nel gennaio del ‘44 riescono ad arruolarsi tra i primi nella brigata partigiana “Antonio Gramsci” comandata dal tenente Paride Brunetti - “Bruno” - valoroso ufficiale marchigiano che, alla testa dei suoi uomini riuscirà in seguito, con un audace colpo di mano, a liberare una settantina di patrioti, prigionieri dei Tedeschi. Gli amici inseparabili sono felici: finalmente possono contribuire a liberare il paese dal nemico. Incuranti del pericolo che li sovrasta, partecipano a imprese audaci. Il tenente Brunetti affida loro il delicato servizio d’informazioni incaricandoli altresì di tenere il collegamento con gli ufficiali inglesi che operano con le brigate partigiane.
Trascorrono mesi di passione, di lotta. Dalle montagne feltrine, ove hanno il loro rifugio, Ardi e Bordin scendono continuamente in città, spiano le mòsse del nemico, prendono contatti coi loro informatori e riferiscono ogni cosa ai loro comandi. Sono fieri di appartenere al movimento di liberazione. Franco pensa sempre al babbo che soffre lontano; al babbo che ignora i pericoli cui il figlio si espone. Ma sente anche che se suo padre sapesse tutto di lui, pur tremando al pensiero di perdere l’unico figliolo, lo bacerebbe con orgoglio.
Estate 1944, estate del terrore teutonico.
Nel Cadore i partigiani rendono dura la vita ai tedeschi. Per rappresaglia il nemico fa rastrellamenti su vasta scala: incendia paesi, uccide inermi cittadini, arresta chiunque incontra al suo passaggio. Il 1. agosto, durante una di queste operazioni terroristiche, Ardi e Bordin cadono nelle mani dei Tedeschi insieme con altri patrioti. Vengono subito trasferiti alle carceri di Belluno, dove, dopo un sommario interrogatorio, è proposto loro di arruolarsi nelle S. S. o nell’esercito repubblicano. La loro risposta è un secco “no”. Da allora comincia per i giovani il dramma della prigionia. Da Belluno sono trasferiti alle prigioni di Bolzano, poi deportati in quell’inferno dei vivi che è Mauthausen. Chi ha avuto la sventura di entrare in questo campo, che i nazisti riservano ai detenuti politici italiani, sa che solo un miracolo può salvarlo.
Franco Ardi e Gigi Bordin sono là, consci della sorte che li attende. Ma hanno fede nella vita: la speranza di poter rivedere i loro cari non li abbandona mai. Robusti come sono, resistono alle sofferenze, alle privazioni della prigionia. Poi, piegati dai patimenti, muoiono.
La patria, per risorgere, aveva domandato il loro estremo sacrificio.
Giuseppe Pase



Il ricordo di Franco Ardi nel monumento ai partigiani di Treviso.

- (Pagina dedicata al partigiano Franco Ardi) -

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